ultima modifica: Nadia  26/04/2018

Cappella della Pace

1961

Un’antica Cappella dedicata alla Beata Vergine della Pace è documentata in questo luogo fin dal 1579 e da qui passavano le processioni principali attestate nei Diari Capitolari, in particolare quelle che prevedevano un percorso da Angera a Ranco e ritorno, lungo le Vigane e la strada vecchia per Ranco. Abbattuta intorno al 1950, venne sostituita nel 1961 dalla Cappella attuale, posta presso l’ingresso delle Scuole di Angera.

Il dipinto collocato internamente mostra la Madonna seduta con in braccio il Bambin Gesù.

Una scritta posta alla base reca la firma Carlo Meloni 1961.

 

Le devozioni per la salute delle madri e dei bambini

In passato maternità e infanzia erano momenti estremamente delicati e la mortalità delle puerpere e dei neonati era molto elevata. Le Devozioni femminili erano spesso gestite in una sfera più intima, tra donne, ed essendo legate a tradizioni plurimillenarie, spesso avevano a che fare con credenze e conoscenze altrettanto antiche, non sempre incoraggiate dalla gerarchia ecclesiastica. Ad Angera e nel Basso Verbano la venerazione delle dee Madri, tre sorelle come le Moire e le Parche, è ampiamente attestata nel culto delle Matronae almeno dal I secolo d.C. e conosce nel borgo una devozione particolarmente significativa. Il culto era forse collegato con la Grotta che si trova ai piedi della Rocca: le grotte erano anticamente considerate luoghi di congiunzione con Madre terra e sono infatti spesso connesse a culti femminili. In Lombardia si veneravano le Matrone Dervonne, ossia delle querce; le tre dee venivano chiamate talvolta anche Fatae, in qualità di dee del fato, responsabili dei primi giorni di vita del neonato e del suo oroscopo, scritto sul libro della vita analizzando con una bacchetta il globo celeste. Sotto le querce si celebravano riti che prevedevano anche una danza a mani allacciate; tale immagine compare infatti su un altare dedicato alle dee, rinvenuto ad Angera e collocato oggi al Museo Archeologico di Varese. Il culto è diffuso e millenario e va riferito alle ritualità connesse al ruolo delle ostetriche, delle nutrici e delle curatrici, donne consapevoli del mistero della nascita, dell’allattamento e della salute, grazie anche alle loro conoscenze sui rimedi farmaceutici forniti da Madre Natura. Con la diffusione del Cristianesimo tale venerazione pagana venne proibita e le tre dee divennero in alcuni casi martiri; nel nostro territorio furono forse identificate con le Tre Marie, o forse con le sante Onorata, Speciosa, Luminosa e Liberata, venerate insieme dal V secolo oppure con le martiri Liberata e Faustina, che vissero nel VI secolo. Si diffuse nel frattempo l’immagine della Madonna della Quercia o della Ghianda, ancora attestata nel Lago Maggiore e a Somma Lombardo.

Ad Angera, accanto alla devozione di Maria come madre, soprattutto nell’immagine della Madonna del latte, sopravvisse a lungo il culto di Santa Liberata. L’antico oratorio a lei dedicato è attestato almeno dal 1406. Nel 1567 l’edificio risultava in pessime condizioni, tanto che se ne ordinò la demolizione, ma gli Angeresi non eseguirono tale disposizione. Nel 1634 la chiesa venne ricostruita per volontà di Giulio Cesare e di Giovanni Borromeo, che avevano acquistato l’area in cui era eretta. Per tutto il secolo successivo, il 18 gennaio, che all’epoca era la festa delle donne, si continuò a celebrare una messa solenne nell’oratorio della Santa protettrice contro i pericoli del parto e della mortalità infantile. Il culto di S. Liberata è continuato nella devozione popolare femminile, ma l’oratorio cadde lentamente in disuso, passando a diversi proprietari e non essendo ormai più aperto al pubblico.
Nella chiesa resta un affresco con le sante Agata, patrona delle balie e delle nutrici, e Liberata e nella canonica della Parrocchiale di S. Maria Assunta è conservato un quadro che rappresenta la Santa come una giovane donna con bambini infanti.
Fino a pochi anni fa, le donne di Angera, Capronno, Cadrezzate, Ispra, e di numerosi comuni vicini, si riunivano ancora il 18 gennaio per un pranzo in onore di Santa Liberata, riservato alle sole donne sposate.

La storia della Santa è antica e complessa: la prima a portare tale nome venne sepolta verso la fine del V secolo, con Onorata, Luminosa e Speciosa nella Basilica di San Vincenzo a Pavia. Un’altra Santa Liberata, la cui iconografia con due bambini è più vicina a quella angerese, fondò con la sorella Faustina il monastero di Santa Margherita presso Como, nel VI secolo. Santa Liberata con due bambini, come ad Angera, è presente anche ad Arolo (SS. Pietro e Carlo), Sangiano (ex chiesa di S. Andrea), Mombello (S. Maria di Corte) e Paruzzaro (S. Marcello). La Santa con il giglio virginale è invece presente a Golasecca (Cappella di Sant’Antonio) e a Sesto Calende (Cappella di San Giorgio).

 

Chapel of Peace

1961

An old chapel dedicated to the Madonna della Pace is recorded on this site from 1579; the main processions recorded in the Capitular Diary passed here, in particular those that went from Angera to Ranco and back, along the Vigane and the old road to Ranco.  It was demolished in about 1950 and in 1961 this chapel was built to replace it, near the entrance to the Angera schools.

The painting inside shows the Madonna seated holding the infant Jesus.

The writing below includes the signature of Carlo Meloni is dated 1961.

 

Prayers for the well-being of mothers and children

In the past, maternity and infancy were delicate periods; infant mortality and death during childbirth were common. Female prayers were often observed in restricted circles, among women, and – being linked to ancient traditions – they were often associated with beliefs and wisdom from antiquity, not always encouraged by the ecclesiastical hierarchy. In Angera and the lower Lake Maggiore area the veneration of the Mother Goddesses, three sisters known as the Moirai or Parcae, is widely attested as the cult of the Matronae from at least the 1st century AD; it was particularly associated with the town. The cult was perhaps connected with the cave located at the foot of the Rocca (castle): caves were once considered places of contact with Mother Earth and are in fact often associated with female cults. In Lombardy the Matrone Dervonne, i.e. of the oaks, were venerated; the three goddesses were sometimes called the Fates,  goddesses of destiny, responsible for a newborn’s first days of life – and horoscope, written in the book of life by analyzing the celestial globe with a wand. Under the oak trees, rites were celebrated which included a dance hand-in-hand; this is illustrated on an altar dedicated to the goddesses found in Angera, now kept in the Varese Archaeology Museum. This ancient and widespread cult is linked to rituals related to the role of midwives, wet-nurses and healers, women aware of the mysteries of birth, breastfeeding and health, thanks in part to their knowledge of Mother Nature’s pharmaceutical remedies. With the spread of Christianity this pagan worship was forbidden and the three goddesses in some cases became martyrs; in our territory they were perhaps identified with Saints Onorata, Speciosa, Luminosa and Liberata, venerated together from the 5th century onwards, or the martyrs Liberata and Faustina, who lived in the 6th century. Meanwhile the Madonna of the Oak (or Acorn) became widespread, and is still known on Lake Maggiore and in Somma Lombardo.

At Angera, together with the devotion to Mary as mother, especially in the form of Our Lady of the Milk, the cult of St Liberata was long observed. An old chapel dedicated to her existed from at least 1406; it was recorded to be in poor condition in 1567 and its demolition was ordered, but the instruction was not carried out. In 1634 the chapel was rebuilt by Giulio Cesare and Giovanni Borromeo, who had purchased the land on which it was constructed. Throughout the following century, on 18th January – which at that time was Women’s Day – Holy Mass was celebrated in the chapel of the saint who gave protection against the dangers of childbirth and infant mortality. Veneration of St Liberata continued to be observed by womenfolk, but the chapel slowly fell into disuse, changing owners several times and no longer open to the public.
In the church there is a fresco of St Agata, patron of wet-nurses and nurses, and St Liberata, and the rectory of St Maria Assunta contains a painting that shows the saint as a young woman with infants.

Until recently women of Angera, Capronno, Cadrezzate, Ispra and numerous nearby municipalities still had lunch together on January 18th to celebrate St Liberata; the occasion was reserved for married women.

The saint’s history is ancient and complex: the first to bear this name was buried in the late 5th century together with Onorata, Luminosa and Speciosa in the church of San Vincenzo in Pavia. Another St Liberata, whose iconography with two children resembles more closely that of Angera, founded with her sister Faustina the monastery of Santa Margherita at Como, in the 6th century. St Liberata with two children, as at Angera, is also found in Arolo (Saints Pietro and Carlo), Sangiano (former church of St Andrea), Mombello (St Maria di Corte) and Paruzzaro (San Marcello). The saint with the virginal lily, on the other hand, is present in Golasecca (chapel of Sant’Antonio) and Sesto Calende (chapel of San Giorgio).

 

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