ultima modifica: Nadia  05/04/2019

Cappella di San Michele

XIX secolo

La bella lastra marmorea, risalente probabilmente alla fin dell’Ottocento, mostra San Michele, alato, vestito con una corta tunichetta leggera e calzari a cavigliera che lasciano aperte le dita dei piedi; tiene saldamente fra le mani la lancia con la punta rivolta verso il basso, destinata a trafiggere il drago alato che l’arcangelo tiene fermo sotto il piede destro. La resa scultorea del mostruoso animale non rende forse giustizia alla sua satanica ferocia.

La Cappella si trova verso la fine di via San Martino, sul lato occidentale della via, appena prima della struttura industriale dismessa della Fabbrica di Magnesia della Soara (oggi gruppo Solvay). In quest’area sorgeva molto probabilmente la chiesa di San Michele, in una zona dedita prevalentemente ai lavori agricoli e all’allevamento, meta di processioni devozionali.

Fino a non molti decenni or sono era infatti frequente vedere fedeli in processione nelle campagne, come attestano i documenti secolari relativi a numerose feste devozionali, per chiedere la protezione delle bestie e dei raccolti.

 

Il calendario delle devozioni per la protezione delle campagne

Almeno dal 1605, se non prima, su istanza della Comunità angerese, il 7 e l’8 gennaio si celebravano feste devozionali per i Re Magi, protettori dei frutti della Campagna, oltre che re, maghi e astrologi che tra i primi resero omaggio a Gesù. La tradizione vuole che le loro spoglie siano giunte a Milano nel IV secolo per intervento di Elena, la madre dell’imperatore Costantino, e che fossero collocate nella chiesta di Sant’Eustorgio di Milano; da qui il culto si diffuse in tutta la Diocesi. Nel 1162 Federico Barbarossa le trafugò e le portò a Colonia.

Il 17 gennaio si celebrava invece anticamente la festa di Sant’Antonio Abate, detto anche Sant’Antonio del Fuoco o del deserto: fu un eremita egiziano vissuto per oltre 100 anni tra il III e il IV secolo, e considerato il fondatore del monachesimo cristiano. Sant’Antonio fu reputato un grande taumaturgo, capace di curare malattie terribili, e attorno al suo nome sorsero ordini di Canonici ospedalieri Antoniniani dediti alla cura dei malati. Anche l’Ospedale di Angera fa parte dell’azienda ospedaliera intitolata a Sant’Antonio Abate.

Nel Medioevo c’era l’uso di allevare un maiale da destinare ai malati curati dai monaci di Sant’Antonio e tali bestie godevano della protezione del Santo e della comunità. Da ciò sembrano derivare il suo ruolo di protettore degli animali domestici e l’immagine più diffusa che lo vede accompagnato appunto da un suino. In occasione della festa del Santo anche ad Angera veniva data benedizione alle bestie, condotte dai contadini sulla piazza della chiesa. Si sperava così che il Santo proteggesse dalle epidemie le bestie e le persone. Veniva inoltre celebrata una messa solenne nella chiesa di Sant’Antonio, che si trovava in Via Paletta, più o meno ove oggi è un cancello con uno stipite in pietra di Angera decorato da un rosone, analogo a quelli che si trovano nella chiesa parrocchiale. Una volta demolita, alcuni arredi furono trasferiti nella Canonica. Tra le opere più significative compare un bel dipinto che mostra il Santo, anziano, ai suoi piedi non un maiale ma due buoi; Sant’Antonio tiene tra le mani un libro delle Sacre Scritture su cui è una fiamma: il fuoco ricorda la protezione del Santo dalla malattia che da lui prende il nome.

Anche la benedizione del Santissimo Sacramento poteva contribuire a conservare i frutti della campagna e quindi la Comunità di Angera si impegnò a pagare ceri e incenso per compiere tale rito il 16 aprile di ogni anno.

Le litanie maggiori, o rogazioni, erano tradizionalmente una processione penitenziale per propiziare il raccolto e si celebravano il 25 aprile, nel periodo in cui le spighe cominciano a formarsi. La tradizione sembra trovare origine in epoca romana: gli autori latini, tra cui Plinio il Vecchio, Varrone, Ovidio e Columella, descrivono infatti le feste in onore del dio Robigus o della dea Robigo, personificazione maligna della ruggine del grano, una malattia del frumento provocata da un fungo. I riti si celebravano dal 31° giorno dopo l’equinozio per quattro giorni e prevedevano il sacrificio di un cane e di un montone, con lo scopo di evitare la formazione della ruggine. Il sacrificio canino si deve forse al legame di tale animale con divinità infere come Robigo, oppure al fatto che Sirio, la "Stella del Cane”, appare in cielo quando inizia la stagione calda, detta canicola, che rischia di far maturare troppo presto le messi. S. Gregorio Magno descrive questa usanza nel IV secolo e le celebrazioni del 25 aprile finirono per cristianizzare un rito pagano tanto presente nei territori rurali. Ad Angera il 25 Aprile, giorno di San Marco, le Confraternite del SS. Sacramento e di Santa Marta, compivano una processione solenne che partiva al mattino dall’oratorio di Ranco, la scomparsa chiesa di San Martino e attraversava la campagna verso Sesto; il prevosto celebrava quindi la benedizione delle campagne presso una Cappella posta nell’area dell’antica chiesa di San Pietro, da qui si procedeva verso Uponne, dove i partecipanti facevano una sosta presso l’affresco della Madonna del Carmine e del Rosario, visibile nella cascina Pedroli, per poi proseguire fino alla Chiesa di Ranco, dove si compiva una “messa penitenziaria”.

Sempre il 25 aprile si celebrava la benedizione con l’acqua di San Gemolo di Ganna. Il Santo era nipote di un vescovo d’oltralpe che intorno all’anno 1000 si mise in cammino verso Roma. Durante una sosta in Val Marchirolo il vescovo fu derubato del cavallo; Gemolo inseguì i ladri ma fu da essi decapitato. L’amore di Dio nei confronti del ragazzo fu evidente nel miracolo che avvenne a quel punto: Gemolo raccolse la sua testa, recuperò il cavallo e tornò dal vescovo al galoppo. Al cospetto dello zio morì, lì fu sepolto e da allora sulla sua tomba avvennero eventi prodigiosi, tra cui la comparsa di una fonte miracolosa. Venne costruita una cappelletta per accogliere la devozione popolare. Ad Angera l’aspersione con l’acqua di San Gemolo avveniva al termine della processione delle Litanie Maggiori. Si andava a prendere l’acqua miracolosa per pregare il Signore di concedere la pioggia in momenti di particolare siccità.

I Diari Capitolari di Angera rivelano poi che veniva celebrata il 26 giugno una messa solenne per Santa Eurosia, un’altra singolare figura: la sua storia ci porta da Angera alla Spagna. La leggenda narra che la martire ebbe origine boema e fu promessa in sposa al conte spagnolo di Aragona. Nell’880 attraversò i Pirenei per incontrare lo sposo. Sui monti la comitiva venne attaccata, ma la ragazza si rifiutò di cedere al loro capitano, che le fece tagliare le mani e i piedi; ciononostante lei continuò a pregare rivolta al cielo e venne infine decapitata. Scoppiò allora una gran tempesta, acqua, vento, fulmini e saette e le fu così riconosciuto il dono di placare le intemperie. La Santa viene invocata contro i fulmini, la grandine e più genericamente per la salute della campagna e delle messi. Il culto, oltre che in Spagna, è diffuso in Nord Italia, soprattutto nei territori che hanno conosciuto la dominazione spagnola. Oltre che ad Angera è venerata anche a Taino e a Vergiate. La messa angerese a lei dedicata era dono della Famiglia Borromeo e nei diari si fa riferimento all’esposizione delle sue reliquie, di cui non abbiamo oggi altra memoria.

Una cerimonia per favorire l’arrivo della pioggia venne compiuta in alcune annualità anche il 26 luglio e il 5 settembre, utilizzando però l’acqua della cisterna di San Quirico, che veniva versata con una solenne processione al Prato delle Ossa.

Per la conservazione dei frutti della campagna e perché la vita venisse preservata da ogni sinistro accidente, si pregava anche San Vincenzo Ferrer, spagnolo di nascita, instancabile predicatore per la pace e l’unità della Chiesa, nominato Papa nel 1455. Un suo ritratto, quando la necessità lo richiedeva, veniva portato in processione a San Quirico, per benedire dall’alto tutto il territorio; si tratta forse del dipinto conservato in Canonica, che lo mostra con il crocifisso in mano e la fiammella sul capo, segno della sua predicazione.

 

Saint Michael Chapel

19th century

The beautifully carved slab, probably of late 19th century date, shows St Michael, winged, dressed in a short light tunic and ankle-length footwear with open toes; he holds the spear firmly in his hands with the point downwards, destined to pierce the winged dragon that the archangel holds firmly under his right foot. The sculptural representation of this monstrous animal perhaps does not do justice to its satanic ferocity.

The chapel is located towards the end of Via San Martino, on the west side of the street, just before the abandoned industrial premises of the Soara (now Solvay group) Magnesia Factory. In this area probably stood the church of San Michele, a zone mainly devoted to farming, and a destination for devotional processions.

Until several decades ago processions of the faithful seeking divine protection of animals and crops could often be seen in the countryside; these numerous religious festivals are recorded in old documents.

 

Calendar of rites to protect the countryside

Since at least 1605, if not before, at the request of the Angerian community, on January 7th and 8th religious festivals were celebrated for the Three Wise Men, protectors of the fruits of the countryside, as well as kings, magicians and astrologers who were among the first who paid tribute to Jesus. According to tradition, their remains were sent to Milan in the 4th century due to the intervention of Helen, the mother of Emperor Constantine, and placed in the church of Sant'Eustorgio; from there the cult spread throughout the diocese. In 1162 Frederick Barbarossa stole them and took them to Cologne.

On January 17th was celebrated in ancient times the feast of St Anthony Abbot, also called St Anthony the Great or of the Desert; he was an Egyptian hermit who lived for over 100 years in the 3rd and 4th centuries, and is considered the founder of Christian monasticism. Saint Anthony was reputed to be a great miracle-worker, capable of curing terrible illnesses, and gave his name to the Hospital Brothers of St Anthony dedicated to the care of the sick. Angera Hospital is also part of the hospital named after St Anthony.

In the medieval period it was customary to raise a pig for donation to the sick cared for by the monks of St Anthony; these animals enjoyed the protection of the saint and the community. This seems to have been the origin of his role as protector of domestic animals; his most widespread representation shows him accompanied by a pig. On the saint's feast day in Angera too the blessing of the beasts was held, organized by peasants in the church square. Thus it was hoped that the saint would protect both beasts and people from epidemics. Holy Mass was also celebrated in the church of Sant'Antonio, which was located in Via Paletta, more or less where today there is a gate with a pillar in Angera stone decorated with a rose, similar to those found in the parish church. After its demolition, some of the furnishings were taken to the rectory. One of the most significant works is a beautiful painting showing the saint, an old man, with not a pig but two oxen at his feet; in his hands St Anthony holds a book of the Holy Scriptures on which there is a flame: this fire recalls the saint's protection of the illness 'St Anthony's fire','that takes his name.

The Blessed Sacrament could also help to protect the fruits of the countryside, and thus the community of Angera committed itself to paying for candles and incense to perform this rite on April 16th each year.

The major litany, or rogation, was traditionally a penitential procession to propitiate the harvest and was celebrated on April 25th in the period in which the corn ears begin to form. This tradition seems to have originated in Roman times: Latin writers, including Pliny the Elder, Varro, Ovid and Columella, describe celebrations held for the god Robigus and goddess Robigo, malignant personifications of wheat rust (a disease caused by a fungus). The rituals were celebrated from the 31st day after the equinox for four days and involved the sacrifice of a dog and a ram, with the aim of avoiding the formation of rust. The dog sacrifice was perhaps based on the connection of this animal with infernal deities such as Robigo, or on the fact that Sirius, the "Dog Star", appears in the sky when the hot season begins, which threatens to ripen the crops too early. St Gregory the Great described this custom in the 4th century; the April 25th celebrations ended up Christianizing a pagan rite widely observed in the countryside. In Angera on April 25th, St Mark's Day, the Santissimo Sacramento and Santa Marta confraternities held a religious procession that set out in the morning from the (no longer extant) church of San Martino in Ranco, and crossed the countryside towards Sesto; the provost then celebrated the benediction in a chapel near where the old church of San Pietro had once stood. It continued towards Uponne, where the participants stopped at the frescos of the Madonna del Carmine and del Rosario, visible in the Pedroli farmhouse, before continuing to the Ranco church, where a “Penitential Mass” was held.

Also on 25th April the blessing with water of San Gemolo of Ganna was celebrated. The saint was a nephew of a bishop north of the Alps who, around the year 1000, set out for Rome. During a stop in Val Marchirolo the bishop was robbed of his horse; Gemolo pursued the thieves but was beheaded by them. God's love for the boy was revealed by the miracle that followed: Gemolo picked up his head, recovered the horse and returned to the bishop at a gallop. In the presence of his uncle he died and was buried, and since then marvellous events have taken place on his tomb, including the appearance of a miraculous spring. A small chapel was built to accommodate worshippers. In Angera sprinkling with the water of San Gemolo took place at the end of the procession of the Great Litany. The miraculous water was collected to pray to the Lord to grant rain in moments of particular drought.

Angera's Capitulary Diaries also recount that on 26th June a Holy Mass was celebrated for Santa Eurosia, another singular figure: her story takes us from Angera to Spain. Tradition has it that the martyr came from Bohemia and was promised in marriage to the Spanish Count of Aragona. In 880 she crossed the Pyrenees to meet her future husband. On the mountains the party was attacked, but the girl refused to yield to the brigand chief, who had her hands and feet cut off; she nevertheless continued praying to heaven and was finally beheaded. Then a great storm broke out, with rain, wind, lightning and thunderbolts. Her ability to calm bad weather is recognized; the saint is invoked against lightning, hail and more generally for the health of the countryside and the harvest. As well as in Spain, her cult is widespread in northern Italy, especially in areas once under Spanish rule. In addition to Angera, she is also venerated in Taino and Vergiate. The Mass dedicated to her in Angera was a donation of the Borromeo family; the diaries also refer to the display of her relics, of which all memory has been lost.

During certain years a ceremony to encourage rain was also held on 26th July and 5th September, using water from the San Quirico cistern, which was sprinkled after a religious procession to Prato delle Ossa.

For the preservation of the fruits of the countryside, and the preservation of life from every accidental danger, prayers were also said to San Vincenzo Ferrer, of Spanish birth, who untiringly preached for peace and church unity and became Pope in 1455. On these occasions a portrait of him was carried in procession to San Quirico, to bless the whole area from on high; this was perhaps the painting preserved in the rectory, which shows him with a crucifix in hand and a flame on his head, a sign of his evangelism.

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